I DINTORNI - que iot d'antort
GIAGLIONE - Dzalhoun
Ce.S.Do.Me.O.
Centro Studi e Documentazione della Memoria Orale.
Il Centro studi sotto l'egida della Provincia di Torino, con le comunità montane alta e bassa valle susa,
l'università di Torino ed il comune di Guaglione. Ha lo scopo di sopperire alle carenze della memoria collettiva,
raccogliendo, ordinando, archiviando e rendendo disponibile alle future generazioni ogni aspetto delle tre minoranze
alloglotte galloromanze della provincia di Torino.
Il centro opera ricerche bibliografiche volte alla realizzazione di una biblioteca specialistica, organizza mostre,
convegni e conferenze su testimonianze orali e scritte del territorio interessato.
Il centro Studi è situato al primo piano della casa comunale, è dotato di una biblioteca specialistica,
dispone di locali per lo studio e la consultazione di testi.
E' a disposizione del pubblico, gli orari sono disponibili tel.0122 622386 comune di Giaglione.
Sito internet: www.cesdomeo.it
Museo di Arte Religiosa Alpina
È ospitato nei locali adiacenti alla Parrocchiale di San Vincenzo Martire, sita su un antichissimo
luogo di culto posto su un panoramico poggio da cui si domina la Valle di Susa.
L'esposizione museale raccoglie
le testimonianze artistiche di maggior pregio provenienti da numeroso siti presenti sul territorio di Giaglione.
L'antichità e il profondo legame di questa popolazione con il proprio territorio si è espressa nel
corso dei secoli nella realizzazione di opere d'arte di notevole significato storico ed artistico,
testimoniato dalle Mostre "Valle di Susa: arte e storia dall'XI al< XVIII secolo" tenutasi a Susa e alla GAM di
Torino nel 1977. Da qui partì l'idea di collocare in locali adatti quanto era stato oggetto di studio e
di ammirazione e di unire ad esso altro materiale di pregio che finora non era mai stato sposto.
Nacque nel 1994
il Museo d'Arte Religiosa Alpina di Giaglione. Dal 2001 esso è parte del sistema museale diocesano.
Il museo ospita una rilevante collezione statuaria lignea alpina datata dal XV a XX secolo, opera per gran
parte di prestigiose scuole di intaglio della vicina Morienne, come quella dei Clappier di Bessan o di Claude
Simon di Bramans. Accanto a queste opere sono esposte oreficerie e paramenti sacri che arricchiscono questo
piccoli ma preziosismo museo di arte alpina.
Parrocchiale S.Vincenzo Martire
La chiesa più antica venne già citata dal vescovo Cuniberto, che nel 1065 la donò alla
prevostura d'Oulx. Dell'attuale chiesa, invece, si ignora l'anno di fondazione, né si può risalire
ad esso attraverso lo stile, dati i molti rimaneggiamenti che l'edificio ha subito nel corso degli anni.
Conserva un notevole Portale ligneo a due battenti scanditi da lesene classicheggianti e ripartiti in pannelli
decorati da due galli, cherubini, spighe di grano e rosoni. All'interno della chiesa l'antico retable che decorava
l'altare maggiore è stato smembrato e ricomposto in alcune parti nelle pareti absidali.
La ricchezza dell'intaglio e la fantasia dei motivi decorativi richiamano da vicino i modi degli intagliatori
della Moriana che, data la continuità geografica dei due territori, furono molto attivi in Val Cenischia.
In particolare, per la scelta delle tipologie ornamentali e per il modo con cui sono modellate le figure,
si trovano riscontri nei lavori eseguiti intorno al 1676 da Bernard Flandin in collaborazione con Jean
Simon e Sébastien Rosaz per la chiese di Termignon (altare di S. Antonio). L'altare laterale sinistro
ha un retable settecentesco a corpo unico in legno dipinto di verdino intagliato e dorato. Al centro, entro
una nicchia, è racchiusa una statua lignea della Madonna col Bambino databile tra la fine del XVIII
secolo e l'inizio del XIX.
Settecentesca è anche la mostra d'altare che ospita la moderna statua del Sacro Cuore. Il retable dell'
Altare del Sacro Cuore di Gesù decorato con toni rosa e bianchi è delimitato da due pronunciati
ailleron con girali di fiori e testine alate di cherubini.
Sull'altare laterale destro è collocato un gruppo di un calvario, un tempo dominante l'arco di
trionfo all'ingresso del presbiterio.
La statua rappresentante il S. Giovanni reca sul retro la firma di un Rosaz. Padre e figlio Rosaz
(Sebastien e Claude) furono due scultori operanti a Termignon, in Moriana, e in altre chiese della zona
all'inizio del '700. Evidentemente uno dei due si mosse fino e Giaglione, continuando la tradizione
di altre importanti famiglie di scultori della Moriana. Tra queste importante ricordare la presenza,
documentata proprio a Giaglione, di Jean Clappier di Bessans, attivo nella metà del XVII secolo)
attraverso la statua di San Vincenzo, il culto del quale è giustificato in questa zona caratterizzata
da vitigni di montagna , probabilmente al fatto che è protettore dei vignaioli.
Tra i dipinti conservati in chiesa si osservano: San Vincenzo adora la Madonna della seconda metà
XVII secolo, nella seconda cappella a sinistra; la Madonna del Rosario, San Domenico, Santa Caterina e
i Misteri del Rosario della prima metà XVII secolo sulla parete sinistra della navata.
Cappella di S.Stefano
La cappella venne costruita nel XIII secolo, è costituita da un semplice vano rettangolare con facciata a
capanna, sormontata da un campanile moderno in mattoni mentre la porta d'ingresso è sovrastata da un arco
a pieno sesto. Sul fianco nord prospiciente la strada, si sviluppano su tre fasce orizzontali le pitture murali
raffiguranti nel registro superiore i Vizi, in quello mediano le Virtù e nel terzo le Pene dell'inferno,
databili tra il periodo tra il 1483-84 e il 1490.
In base ai confronti stilistici con altri cicli è possibile attribuire gli affreschi in questione alla
seconda generazione della bottega dei Serra, che in questo ciclo dimostra stringenti legami con la miniatura
savoiarda. In alto sulla sinistra vediamo la Gerusalemme Celeste, dove, oltre il muro merlato, è racchiuso
in una mandorla l'Eterno, affiancato da otto serafini, a cui si rivolgono Maria e Giovanni Battista, che intercedono
presso Dio per la salvezza delle anime. è in piedi davanti alla torre di ingresso della Gerusalemme Pietro,
a cui si presentano le sette Virtù, impersonate da donne accompagnate ciascuna dal proprio angelo custode.
Il registro mediano raffigura una testa mostruosa che rappresenta l'inferno, davanti a cui si presentano i Vizi -
figure umane, ciascuna a cavallo di un animale diverso ed accompagnata da un demonietto, legate tra loro da un'unica
catena, collocati in perfetta opposizione alle Virtù.
Nel terzo registro sono dipinte le pene dell'inferno, precedute da un' iscrizione in caratteri gotici in cui si
ricorda che le scene descrivono la visione avuta da Lazzaro nel periodo intercorso tra la sua morte e resurrezione.
Il castello Superiore
Aschieri de Jalliono 1230-1620
Resti irregolari del terreno e poche rovine fuor di terra, indicano oggi il sito di uno dei più
antichi e potenti castelli della Valle di Susa. Era il nido di una delle più potenti famiglie feudali dell'epoca.
Le vicende belliche del periodo e l'utilizzo di ogni materiale possibile delle sue rovine da parte dei borghigiani ci
hanno lasciato questi scarsi resti.
La leggenda favoleggia di passaggi sotterranei che lo avrebbero collegato al castello inferiore e all'Abbazia
della Novalesa, di tenebrose prigioni e, più di recente, vano sotterraneo servita da rifugio in tempo di guerra.
Il castello viene eretto nel 1230 da Amedeo de Jallliono, ma troviamo le prime notizie sicure nei documenti di
investitura di Antonietto e Micheletto del 1345.
A quel tempo la costruzione era poco più di una casaforte ma la sua posizione strategica sulla viabilità
dell'epoca ne confermava la successiva fortuna.
Il maniero controllava tutta la comba di Susa, la Val Cenischia, Il delfinato e le mulattiere per
il Piccolo Moncenisio e la Gran Croce.
Nel 1400 il Castello viene ampliato con nuove costruzioni: attorno ad un mastio centrale alto più
di quindici metri troviamo diversi cortili, stalle, cantine, magazzini ed un forno lo rendeva inespugnabile.
Dalle descrizioni accurate rileviamo, al momento della presenza nel castello di due famiglie feudali,
l'esistenza di due saloni ed una decina di stanze, tutte affrescate.
Le confuse vicende belliche dell'epoca hanno sempre visto schierati gli Aschieri de Jalliono al fianco dei
Savoia e le barricate di Clarea, confine estremo dei Savoia con il Delfinato sono sempre state legate alla
vita del Castello Superiore.
Gaspardo Aschieri, vede distrutto il suo castello nel 1537 ad opera delle armate francesi del Montmorençi,
che sfondate le barricate di Clarea assaltano il paese e lo mettono a ferro e fuoco.
Il figlio Lorenzo passa alla storia per le sue gallerie! Ereditati molti nemici dal padre Gaspardo e non avendo
la stessa tempra del genitore; Lorenzo Aschieri si rinchiude nel suo castello e si preoccupa di realizzarsi delle
vie di fuga.
Per parecchi anni Lorenzo scava all'interno del maniero, sono documentate spese di scavo e parcelle di mastri
di cantiere, Lorenzo scava gallerie per centinaia di metri impoverendo le sue già precarie risorse per
una china senza risalita.
Alla morte di Lorenzo il figlio Emanuele Filiberto trascorre la sua infanzia a Torino dal suo curatore e padrino,
Federico di Savoia, non soggiornerà mai nel castello: con la sua morte si estingue il ramo dei De Jalliono
ed il destino lo accomuna con la rovina del suo potente castello.
Casaforte di Menate
La denominazione di "castrum vetus" nei dati di archivio dimostra l'esistenza di un castello da tempi
remoti di guardia ad una delle prime vie per le gallie. Abbandonato per secoli fu recuperato dalla famiglia degli Auruzi.
Spodestati gli Auruzi per amicizia con il Delfino il castello passa agli Aschieri de Jalliono.
Con l'estinzione degli Aschieri il castello è assegnato alla famiglia Ripa.
La mancanza di sorgente lo rendeva scarsamente difendibile e sono note le diverse traversie e difficoltà
per superare il dislivello dal paese al castello con condotte e tubazioni.
Il forte COMBE
Il forte "Combe" fu costruito nel 1891 per contrastare eventuali attacchi provenienti dal Moncenisio:
ubicato in posizione strategica a oltre settecento metri di quota, in località omonima nel
comune di Giaglione, dominava e difendeva la Val Cenischia e la Valle della Dora.
Il complesso si sviluppa su un impianto pressochè triangolare ritagliato nel terrazzo roccioso
occupato dal gruppo delle batterie verso nord e, sul lato opposto, dal fabbricato che ospitava la caserma-forte,
un tempo destinato agli alloggiamenti delle truppe e ai magazzini. L'edificio è caratterizzato sul
risvolto meridionale dalla caponiera metallica scorrevole dotata di mitragliatrice, che rappresenta un unicum
nella valle di Susa: la parte superiore in blocchi lapidei ben squadrati si innalza sul basamento a scarpa
a corsi regolari di pietra sbozzata. Tale impianto potrebbe essere il rifacimento ed ampliamento della
struttura fortificata trecentesca nota come "Castelluzzo".
Le bifore ritagliate nella caponiera, insieme alle finte cannoniere e ai falsi cannoni inseriti nella muratura
in paramano rappresentano gli esiti di recenti. All'interno del recinto si distinguono il tracciato del
fosso settentrionale e una postazione per cannone a scomparsa innalzato all'occorrenza mediante un
sistema di contrappesi.
In grado di ospitare una guarnigione di 150 uomini, il forte fu adibito a deposito proietti di batterie
occasionali dopo il primo conflitto mondiale, poi disarmato e dismesso intorno alla metà del
secolo scorso, infine alienato dal Pubblico Demanio a privati.
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